Se esiste un film capace di incantarvi e di svegliarvi due ore dopo quello é Oldboy: due ore di puro shock visivo. Non parlo del remake americano (sorvoliamo) ma del capolavoro di Park Chan-wook, secondo capitolo della sua “trilogia della vendetta”.

La trama (senza spoiler)

Immaginate di essere rapiti senza motivo, rinchiusi in una stanza per 15 anni con una TV come unico contatto con il mondo, e poi venire liberati all’improvviso. Cosa fare? Dae-su, il protagonista, ha una sola missione: capire il perché ha subito tutto ciò. Ma la vera domanda del film non è perché sia stato rinchiuso, ma perché sia stato liberato proprio ora.

Perché è un cult assoluto?

-La regia coreografica: niente tagli frenetici dei film d’azione moderni. La scena del corridoio, piano sequenza girato in orizzontale dove Dae-su affronta decine di uomini con un solo martello, è storia del cinema. È brutale, stancante e vera.

-L’estetica del dolore: Park Chan-wook rende arte la violenza. Non è mai fine a se stessa; ogni inquadratura, satura di colori cupi e quasi malati, serve a raccontare il tormento interiore di tutti i personaggi.

-La colonna sonora: il contrasto tra le immagini crude e i valzer malinconici crea un’atmosfera onirica che resta in testa per giorni.

“Ridi, e il mondo riderà con te. Piangi, e piangerai da solo.” – Questa frase racchiude l’essenza cinica e poetica di un film che scava nel lato più oscuro degli esseri umani.

L’Onda Coreana

È interessante notare come oggi diamo per scontato il successo di prodotti orientali (tipo Parasite o Squid Game), ma non è sempre stato così.

L’Hallyu (l’ondata coreana) è esplosa tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000. Mentre Hollywood iniziava a riciclare stancamente trame viste e riviste, il cinema asiatico – coreano e giapponese principalmente – portava una ventata di freschezza, storie originali e una tecnica sopraffina.

Prima che Bong Joon-ho sbancasse gli Academy Awards, furono registi come Park Chan-wook e Kim Ki-duk a “sfondare” la porta dell’Occidente attraverso i festival europei (Cannes in testa). Hanno insegnato al mondo che si può fare cinema di genere (thriller, horror, noir) mantenendo uno spessore filosofico e sociale altissimo. Se oggi guardiamo film sottotitolati senza pregiudizi, lo dobbiamo in gran parte a Oldboy.

Park Chan Wook premiato al festival di Cannes nel 2004 per Oldboy

Oldboy non è un film per tutti, è disturbante, patetico come una  tragedia greca e visivamente imbattibile. Da vedere, a mio avviso, se si vuole capire dove si è spostato il baricentro del cinema negli ultimi.

Voto: 9.5 / 10

Paolo Cipolla

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